Non essere crudele con i sentimenti di chi ti ama; non permettere a nessuno di essere crudele con i tuoi sentimenti.
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domenica 10 febbraio 2013
Racconto: "Marianne sculacciata dalla suocera severa" - primo capitolo: punita con la bacchetta
Marianne freme per l'ansia sul fiacre che percorre le strade affollate di Parigi verso l'Ile Saint Louis, in cui abita con il marito Henri-François e la suocera, Henriette du Beaulac. Sicuramente giungerà in ritardo alla piccola ma prestigiosa residenza nobiliare proprio oggi, mentre la suocera le ha raccomandato l'assoluta puntualità, visto che una schiera di aristocratici parenti è stata invitata per una cena elegante. Mentre la carrozza varca il portone per depositarla di fronte alla scale d'ingresso Marianne alza gli occhi verso la finestra del salone e viene fulminata dallo sguardo severo della donna.
Henriette du Beaulac scende incontro a lei. Sibila rabbiosamente:
- Preparati in fretta: sto facendo salti mortali per giustificare in tuo ritardo!
- Ma c'era una terribile confusione sugli Champs Elysées
- Stai zitta, non cercare inutili giustificazioni!
Marianne ha già avuto occasione di sperimentare le rigidezza della suocera, ma non l'aveva mai vista così furiosa.
La serata trascorre felicemente. Madame du Beaulac sembra aver dimenticato i problemi poco prima e si mostra spiritosa con gli ospiti, affettuosa con il figlio e la nuora.
E' passata la mezzanotte. Con mille complimenti gli ospiti si avviano alle loro carrozze e le donne di servizio trasferiscono stoviglie, bicchieri, avanzi di dolce verso la cucina.
Madame du Beaulac tiene molto alla piccola cerimonia della buonanotte. Il figlio le si avvicina e sfiora con le labbra la mano che la vecchia nobildonna gli porge. Mentre Henri-François si avvia verso il piano superiore Marianne si rivolge alla suocera:
- Vorrei ringraziarvi, madame, per avermi presentata agli ospiti in modo così lusinghiero, sono veramente commossa dalla vostra generosità.
- Non ho fatto altro che il mio dovere; i conti du Beaulac sanno come ci si ama e ci rispetta all'interno della famiglia. Io ti considero mia figlia, ma proprio per questo tu devi imparare qualche cosa sulle nostre regole di comportamento. La tua povera madre non c'è più, tuo padre è un uomo d'onore ma purtroppo sempre lontano per i suoi impegni di difensore della nostra patria. Spetta a me completare la tua educazione e non voglio sfuggire a questo impegno.
Marianne tace e abbassa gli occhi. Sa benissimo che nonostante i suoi ventidue anni non può in alcun modo sottrarsi all'autorità della nobildonna.
- Ti aspetto domni alle diciotto nel mio studio, porta con te il correttore.
- Scusate madame, che cos'è il correttore?
- Chiedi a tuo marito, ti spiegherà tutto.
Quando Marianne entra nella camera da letto Henri-François sta dormendo e la ragazza rinvia la spiegazione.
Marianne ha dormito poco e male e ciò che il marito le dice la mattina successiva non serve certo a rassicurarla. Il correttore è una sottile e flessibile bacchetta di salice, che abitualmente giace in fondo a un armadio, sotto una montagna di biancheria. La regola stabilita da madame du Beaulac è che il giorno dopo aver compiuto un errore il colpevole si presenti portando con sè la bacchetta e chiedendo di essere punito.
Marianne chiede al marito:
- Ti è capitato spesso di essere punito in questo modo?
Il giovane ridacchia scioccamente, sfregandosi il fondoschiena:
- Mi fa ancora male adesso!
La giornata è lunga e tesa.
Una passeggiata con il marito al Bois de Boulogne non basta certo a rilassare la povera Marianne.
Le diciotto si avvicinano. Marianne non vuole essere in ritardo, ma neppure troppo in anticipo, per non mostrarsi ansiosa. La sua vita è trascorsa in collegi lussuosi, dove le punizioni si limitavano alla privazione del dolce a cena.
Mancano pochi minuti. Una camicetta bianca ricamata, unna gonna lunga abbondantemente sotto il ginocchio, i capelli raccolti sulla nuca ... e la bacchetta in mano.
Marianne bussa alla pesante porta di noce che dà accesso allo studio della suocera.
- Avanti!
- Buonasera madame, mi aspettavate...
- Ah si, siediti pure, termino solo di scrivere questa lettera.
La mano della nobildonna, seduta di fronte ad un sécretaire elegantemente intarsiato, scorre lentamente sulla carta. Una attenta rilettura, e finalmente i suoi occhi si alzano su Marianne.
- Devi imparare, cara nuora, che l'assoluta puntualità è una dimostrazione di superiorità nei confronti dei molti che ti sono inferiori, di rispetto verso i pochi che ti sono superiori. Insomma, è una virtù irrinunciabile.
- Ma io ...
- Alt! non cercare giustificazioni. Giustificarsi è un intollerabile segno di debolezza. Quando si sbaglia si tace e si accetta la punizione senza batter ciglio. Anzi, la si chiede.
Marianne non trova il coraggio di reagire e abbassa gli occhi. Il silenzio è pesante. Finalmente dalla sua bocca esce un mormorio:
- Madame, chiedo di essere punita.
La nobildonna scrive qualcosa su un foglio e lo ripiega attentamente.
- Su questo foglio ho scritto il numero di vergate che meriti. Adesso tocca a te esprimere una proposta. Se sarà superiore alla mia, la accetterò. Se sarà inferiore, riceverei tanti colpi quanti ho deciso io, più la differenza fra la mia e la tua proposta. Ti conviene riflettere bene.
- Madame, temo di non capire.
- E' un meccanismo molto semplice: lo capirai sperimentandolo.
Marianne è sul punto di scoppiare a piangere. Balbetta:
- Sei.
- Evidentemente non ti sei resa conto della gravità del tuo comportamento. Per questa volta sono stata molto generosa e ho deciso dodici. Più la differenza fra la mia e la tua proposta: il totale è diciotto. Come vedi, se una proposta troppo alta ti danneggia, una bassa ti danneggia ancora di più. In questo modo ti educo a valutare obbiettivamente le tue colpe. Ti avverto che ricevendo la punizione non dovrai lamentarti, dovrai contare ad alta voce i colpi e ringraziarmi alla fine. Sono stata chiara?
- Si madame.
- Dammi la bacchetta. Vieni, appoggiati ai braccioli di questa poltrona, e pensa che su di essa si sedette un tempo sua altezza la regina Maria Antonietta, martire della follia rivoluzionaria.
Marianne si muove come un automa. Tremando porge la bacchetta alla suocera, poi si accosta alla poltrona, poggia le mani sui braccioli.
- Ma insomma, scopriti, devo proprio spiegarti tutto!
Marianne slaccia la gonna e la lascia scivolare a terra, poi, dopo una lunga esitazione, abbassa verso le ginocchia le mutandine ricamate. Istintivamente i glutei si contraggono.
Una lunga, interminabile attesa. Marianne sente frusciare la lunga veste di madame du Beaulac, che prende posizione alle sue spalle. Ancora qualche interminabile secondo e poi... un vibrante sibilo e la bacchetta colpisce le natiche tremanti. Marianne non riesce a trattenere un grido, un sussulto.
La nobildonna sospira e con tono gelido:
- Ti ripeto che devi rimanere immobile, non lamentarti e contare i colpi. Dunque ricominciamo.
Marianne stringe rabbiosamente i braccioli:
- Sono pronta madame.
Ancora il crudele sibilo.
- Uno.
.......
- Due.
......
- Tre.
......
Le lacrime scorrono silenziosamente sul volto della giovane, la voce trema, ma, a poco a poco, una forza che non sapeva di avere la invade. Mentre un calore eccitante, mai sperimentato prima, si diffonde verso il ventre della giovane, il suo corpo si inarca all'indietro, le natiche si offrono alla bacchetta sibilante, quasi a sfidarla.
...
Diciotto.
Marianne resta immobile, ansimante. Sente la voce della suocera:
- La punizione è terminata; ti sei comportata molto bene.
Marianne si rialza lentamente, si riveste, si volta verso la suocera che le porge la mano. Marianne la sfiora con le labbra e mormora:
- Grazie, madame.
giovedì 17 gennaio 2013
Racconto: "Marianne educata dalla suocera severa" - secondo capitolo: la riverenza, ancora una punizione
Sono passati quasi due mesi da quando Marianne è stata frustata dalla suocera a causa del suo ritardo nel partecipare ad una riunione di parenti.
Le diciannove vergate sulle natiche nude sono state dolorose ma quando Marianne ci ripensa non è solo la sensazione del dolore e dell'umiliazione che ritorna alla sua mente, ma un groviglio di sentimenti che lei stessa non riesce a spiegare.
E' notte. Marianne si sveglia, forse a causa del rumore prodotto da una carrozza di passaggio sulla strada. Il marito, reduce dall'ennesima riunione al Club dei cacciatori, russa, borbotta e grugnisce accanto a lei. Marianne si alza e silenziosamente si sposta verso il salottino accanto alla camera. La luna piena illumina le guglie di Notre Dame.
Cresciuta in un lussuoso collegio, Marianne non ha mai sentito attenzione nei suoi confronti. Solo la suocera si è preoccupata per lei, anche se la sua sollecitudine si è manifestata attraverso una punizione.
Marianne si avvicina a una poltroncina. Si sfila la camicia da notte e la lascia scivolare a terra. Lascia scivolare a terra anche le mutandine di pizzo. Si appoggia ai braccioli. Rivive le sensazioni di quel giorno. L'attesa delle vergate sulle natiche tremanti. Paura e desiderio, tremore ed eccitazione. Risente il sibilo della bacchetta che colpisce senza pietà. Il suo respiro si fa affannoso. Il suo ventre si contrae. Si riveste. Indossa una morbide vestaglia.
La colazione... il caffè, le brioches calde. Marianne ormai ha imparato a non far rumore, a maneggiare preziose tazzine e cucchiaini d'argento con disnvoltura. Fra un sorso di caffè e l'altro, ecco la voce della suocera:
- Marianne volevo dirti che siamo invitate per un the dalla marchesa mia cugina, Madame de Saint-Julien.
- Oh bene, ne ho sempre sentito parlare, ma non l'ho mai conosciuta.
- L'invito è per venerdi prossimo.
- D'accordo madame, sarò lieta se mi aiuterete a scegliere una mise adatta.
- Certamente, possiamo parlarne, ma prima vorrei affrontare un'altra questione, vieni nel mio studio fra dieci minuti.
Marianne sente un brivido. Nello studio della contessa sua suocera si entra per ricevere un castigo... eppure il tono è sereno e rilassato. I momenti di ansia paiono eterni. Infine Marianne si decide a bussare alla porta di noce.
- Entra, entra pure.
Marianne si avvicina alla suocera esitando, con gli occhi bassi.
- Non ti preoccupare, non voglio rimproverarti, ma sarebbe opportuno risolvere un problema prima dell'incontro con la marchesa... si tratta della riverenza.
- La riverenza, madame?
- Si, io ti presenterò alla marchesa, che non era presente al matrimonio poichè si trovava a Nizza; tu dovrai avvicinarti e inchinarti in modo perfetto, lei ti porgerà la mano e tu la sfiorereai con le labbra, poi ascolterai i suoi convenevoli e, presumibilmente, ti inviterà a sedere al tavolo per sorbire il the con i pasticcini.
- Si madame.
- Ho notato che il tuo modo di inchinarti è un po'... come dire... poco disinvolto.
- Si madame, in collegio per molto tempo non avevamo incontrato l'insegnante di buone maniere... poi in un paio di lezioni tutti gli argomenti sono stati svolti, ma non ci siamo mai esercitate.
- Già, si vede; allora devo spiegarti alcune cose: in primo luogo è fondamentale il movimento dei piedi.
- Si madame.
- Quando stai per inchinarti il piede sinistro deve essere in posizione lievemente avanzata, mentre il piede destro, con la punta che sfiora il pavimento, deve compiere un lento movimento a semicerchio verso l'esterno e portarsi dietro il piede sinistro; contemporaneamente il ginocchio sinistro si piega e il busto si inclina leggermente in avanti: hai capito?
- Si, madame.
- Le mani sollevano lievemente la gonna e gli occhi sono rivolti in basso.
- Si madame.
- A questo punto la marchesa ti porgerà la mano, tu alzerai il viso, sorriderai e con la mano destra accompagnerai la mano della marchesa verso le tue labbra e la bacerai.
- Si madame.
- Avanti, proviamo.
Marianne si pone in posizione, e inizia la sequenza dei movimenti, ma la voce della suocera la ferma duramente.
- No, no, non così, sei rigida, devi muoverti in modo morbido, rilassato, con disinvoltura. Devi essere spontanea, come se danzassi!
- Scusatemi madame, cercherò di fare come dite.
Dopo molti tentativi, finalmente il volto della contessa si rasserena.
- Bene così, brava, avanti ripetiamo ancora una volta.
Ormai Marianne ha pienamente compreso la successione dei movimenti ed esegue la riverenza in modo naturale.
- Brava, molto bene, piccola mia.
La contessa si avvicina e sfiora con una carezza il volto della giovane.
- Grazie madame - la voce di Marianne è spezzata - posso andare?
- Certo.
Marianne arretra verso la porta, sorride, china lievemente il capo e cammina con leggerezza verso il suo appartamento. E' forse la prima volta in vita sua che viene trattata con tenero affetto.
Le due ore trascorse nel salottino della Marchesa de Saint-Julien non sono state noiose come Marianne temeva. La marchesa è stata gentile, spiritosa, affettuosa nei confronti di Marianne, ha sorriso di fronte ai suoi rossori e alle sue esitazioni.
In carrozza durante il ritorno a casa, Marianne si accorge, però, che la suocera non è soddisfatta. La sua espressione è seria, ogni tanto scuote leggermente il capo. Marianne decide di affrontare la situazione:
- Madame, non siete contenta, ho commesso qualche errore?
- Purtroppo la tua educazione ha ancora qualche lacuna, per quanto io stia facendo il possibile...
- Che cosa ho fatto di male?
Lacrime scorrono dagli occhi della giovane. Ha cercato di controllarsi in ogni momento, ha eseguito una perfetta riverenza, ha sorriso quando era opportuno, ha risposto gentilmente a ogni domanda...
- Non hai fatto niente di male ma... avrei voluto che ti controllassi un po' meglio di fronte alle deliziose madeleine che sono state servite insieme al the!
- Ma erano così buone!
- Certo, ma è parso che tu non mangiassi da una settimana! Credo di averti già spiegato che i privilegi di cui godiamo di fronte al resto della società devono essere motivati da comportamenti non comuni; un vero aristocratico non confesserà mai la fame, il freddo, la paura: in ogni momento della sua esistenza deve mostrare la sua superiorità nei confronti del volgo!
- Avete ragione madame, ho sbagliato.
Un momento di pesante silenzio, poi la voce di Marianne si fa sentire, esile ed esitante:
- Chiedo di essere punita.
- Molto bene, ti attendo domani nel mio studio.
- Porterò la bacchetta?
La suocera riflette un attimo.
- No, non sarà necessaria.
Il giorno dopo Marianne ripercorre il ben noto corridoio, bussa alla porta dello studio.
- Avanti, avanti.
- Sono venuta per ricevere la punizione, madame.
- Siediti, ormai sai qual è la procedura, vorrei solo ricordarti che una persona ben educata, posta di fronte a un vassoio di dolci, ne prende immediatamente uno, poi, se la padrona di casa insiste, un secondo; solo in casi eccezionali un terzo.
- Io... credo di essermi servita cinque o sei volte, credo di meritare due colpi per ogni madeleine in più, e poi altri tre per la mia insolenza... credo in tutto nove colpi.
- Brava, molto bene, la tua valutazione coincide con la mia.
Marianne si alza, si muove verso la poltrona alla quale appoggiarsi per offrire le natiche scoperte ai colpi di bacchetta... ma la voce della suocera la ferma:
- No, vieni qui, porgi le mani, ti sei comportata come una bambina e ti punirò come si fa nei collegi.
- Come volete voi, madame.
La contessa fruga in uno dei cassetti della scrivania, ne estrae un sottile righello. Marianne, tremando, distende le mani con i palmi in alto.
Uno schiocco secco, la mano destra trema, gli occhi di Marianne si riempiono di lacrime, ma le sue braccia rimangono tese in avanti.
Un altro schiocco, la mano sinistra si contrae e riprende immediatamente la sua posizione. I respiri di Marianne si fanno sempre più lunghi e profondi mentre il righello colpisce le mani doloranti, arrossate. Anche dopo che i nove colpi sono stati inferti, le mani rimangono tese. Marianne attende di essere autorizzata dalla suocera ad abbassarle.
- Brava Marianne, mi complimento per il tuo coraggio, si vede che nelle tue vene scorre il sangue dei guerrieri tuoi antenati.
La mano della contessa si tende verso di lei, forse vorrebbe accarezzare la nuora che però si avvicina lentamente, si inchina e bacia la mano.
- Grazie madame, la vostra stima mi onora.
Arretra elegantemente ed esce dallo studio.
La contessa la guarda meditabonda, poi mormora fra sé e sé:
- Questa ragazza non ha più nulla da imparare, temo che presto avrà qualcosa da insegnarmi...
lunedì 26 novembre 2012
Sensuale poesia
mercoledì 18 luglio 2012
venerdì 24 febbraio 2012
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